Il copperplate e l'italico sono probabilmente i due stili calligrafici occidentali più studiati da chi si avvicina alla scrittura artistica in Italia. Condividono l'uso del pennino su carta, ma divergono in modo significativo nella scelta dello strumento, nella geometria delle lettere e nella tecnica di esecuzione.
Copperplate: origini e caratteristiche tecniche
Il nome "copperplate" (lastra di rame) deriva dal metodo di riproduzione: i testi calligrafici venivano incisi su lastre di rame e poi stampati. Gli incisori del XVII secolo in Inghilterra svilupparono uno stile pensato per essere trasferito su lastra con il bulino, con tratti molto sottili sulle alzate e molto spessi sulle discese. Questo contrasto estremo è la firma visiva del copperplate.
Per replicare questo effetto con il pennino, è necessario uno strumento flessibile: le punte si separano sotto la pressione, allargando il tratto nelle discese (downstrokes) e tornando a chiudersi nelle alzate (upstrokes). I pennini più usati storicamente per questa tecnica includono il Gillott 303, il Hunt 101 e lo Zebra G, ciascuno con un diverso grado di flessibilità e risposta alla pressione.
Angolazione e inclinazione nel copperplate
Lo stile copperplate prevede un'inclinazione delle aste di circa 52°–55° rispetto alla riga di base. Questa inclinazione accentuata è una delle sue caratteristiche più riconoscibili. Per raggiungerla con un portapenne dritto, molti calligrafi ruotano il foglio; altri preferiscono il portapenne obliquo (oblique holder), che inclina fisicamente il pennino rispetto all'asse della mano.
La forma base delle lettere tonde nel copperplate è un ovale compresso, non circolare. Tutte le lettere tonde – a, b, c, d, e, g, o, p, q – derivano da questo ovale, mantenendo la coerenza geometrica del sistema.
Italico: la cancelleresca umanistica
L'italico – noto anche come cancelleresca o chancery cursive – ha radici nell'Italia del Rinascimento. I copisti papali e i cancellieri delle corti svilupparono nel XV e XVI secolo una scrittura veloce, leggibile ed elegante, destinata ai documenti ufficiali. Il calligrafo Ludovico Arrighi publicò nel 1522 a Roma La Operina, il primo manuale stampato di scrittura cancelleresca, ancora consultato come riferimento.
A differenza del copperplate, l'italico si esegue con un pennino largo a taglio diritto (broad-edge nib o chisel nib). Il contrasto tra tratti spessi e sottili non dipende dalla pressione ma dall'angolazione del pennino rispetto alla direzione del tratto: a 45° rispetto alla riga di base, il pennino produce automaticamente tratti spessi in diagonale e tratti sottili nelle diagonali opposte.
Differenze strutturali rispetto al copperplate
Le lettere dell'italico sono costruite su una forma ellittica, più aperta dell'ovale del copperplate. L'inclinazione è moderata, tra i 5° e i 15° verso destra, molto meno accentuata rispetto al copperplate. Le aste ascendenti e discendenti sono più corte in proporzione all'altezza x (la distanza tra la riga di base e la cima delle lettere minuscole senza aste).
Un elemento distintivo dell'italico sono i serifs (grazie) alle estremità delle aste: piccoli tratti orizzontali che terminano le aste verticali. Nel copperplate, le terminazioni sono invece curve o a goccia, senza grazie squadrate.
Quale strumento per quale stile
La scelta tra copperplate e italico dipende in parte dall'estetica personale, ma anche dal contesto di utilizzo:
- Il copperplate è tradizionalmente associato a inviti, diplomi, intestazioni formali e calligrafia ornamentale. La sua curva di apprendimento è più ripida perché richiede controllo preciso della pressione.
- L'italico è spesso il punto di partenza per chi si avvicina alla calligrafia per la prima volta, perché il pennino largo a taglio diritto è più facile da controllare nelle prime fasi e ammette una maggiore velocità di scrittura.
In Italia, entrambi gli stili sono insegnati in corsi di calligrafia amatoriale e professionale. Associazioni come la IAMPETH e risorse online come il database di The Postman's Knock forniscono materiali di studio in inglese ampiamente usati anche dai praticanti italiani.
Inchiostri e superfici
Entrambi gli stili funzionano meglio con inchiostri a base acquosa di viscosità medio-bassa. Inchiostri troppo densi ostruiscono il pennino; inchiostri troppo liquidi sbavano sulla carta. La carta da calligrafia Rhodia o Clairefontaine, con la loro superficie liscia e non assorbente, è un riferimento comune; per superfici più assorbenti si preferisce carta da pergamena sintetica o vellum.
Per il copperplate, alcuni calligrafi diluiscono l'inchiostro di China con acqua distillata fino a raggiungere la consistenza desiderata. Per l'italico, inchiostri ferrogallici come quelli Diamine o Pelikan 4001 danno risultati stabili e duraturi sulla carta.